UILPA, regolamentare lo Smart Working attraverso la contrattazione e individuare soluzioni organizzative per la salvaguardia dei lavoratori

“Dai dati in possesso dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano emerge che nel 2019 i ‘lavoratori agili’ nel nostro Paese erano complessivamente 570.000 ma soltanto il 16% di essi poteva riferirsi alla Pubblica Amministrazione, ben poca cosa rispetto al 58% delle grandi imprese.” Lo afferma in una nota il Segretario Generale della Uilpa Nicola Turco, evidenziando altresì come “la straordinaria diffusione del lavoro agile – a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid 19 – abbia interessato tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato. Di recente il Prof. Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio – nel confermare anche le nostre stime – ha rilevato come il numero degli Smart Workers sia lievitato vorticosamente, attestandosi complessivamente intorno agli otto milioni di lavoratori”.

“Orbene, poiché la matematica non è un’opinione, ove si consideri che i dipendenti pubblici sono circa 3milioni e 200mila e che tale numero ricomprende anche i tanti lavoratori che non hanno potuto usufruire del lavoro agile (basti pensare soltanto al personale sanitario e a quello del soccorso pubblico e della sicurezza), appare evidente come lo Smart Working abbia interessato in modo prevalente il mondo del lavoro privato con numeri nettamente superiori a quelli della Pubblica Amministrazione”,  rimarca il Segretario Generale della Uilpa, ritenendo “inaccettabile la crociata armata nei confronti dei dipendenti pubblici, per il quali lo Smart Working è stato considerato un privilegio”.

“E’ evidente come il gioco miri sempre allo stesso fine, quello di demonizzare i dipendenti pubblici e destrutturare la Pubblica Amministrazione” tuona il sindacalista della Uilpa, aggiungendo come “non siano tollerabili quei giudizi gratuiti di personaggi più o meno famosi e/o discutibili, spesso anche avulsi dal pianeta della Pubblica Amministrazione”.

“Il leitmotiv è sempre lo stesso, addossare le colpe dei malfunzionamenti ai dipendenti pubblici, occultando invece le responsabilità politiche e manageriali di coloro che a monte quelle anomalie le hanno generate”, incalza Turco, evidenziando “che la classe dirigente deve prendere atto del fallimento della ‘fase brunettiana’ nella quale il prevalere del decisionismo unilaterale ha favorito lo smantellamento di interi settori della Pubblica Amministrazione, con scelte assunte in spregio degli interessi non soltanto dei lavoratori ma dell’intera collettività, per le quali nessuno ha mai pagato in termini di responsabilità amministrativa ed economica”.

“Pertanto un capitolo fondamentale da affrontare per la  costruzione della nuova PA – sottolinea Turco  – è quello della responsabilità dirigenziale, che deve essere direttamente correlata al sistema di valutazione della performance con riflessi sulla premialità e sugli sviluppi di carriera”.

“Nessuno pensi che ci stancheremo di pretendere il rispetto delle prerogative sindacali e degli istituti negoziali di cui ci siamo riappropriati con l’ultimo CCNL, rivendicando il confronto e la contrattazione anche alla luce di tutti gli imminenti processi innovativi che dovranno essere pienamente condivisi tra tutti gli attori coinvolti, come ad esempio nei casi del Ministero dell’Istruzione e in quello dei Vigili del Fuoco”, rappresenta il Segretario Generale della Uilpa, ritenendo “irrinunciabile il ritorno alla piena contrattualizzazione di tutti gli istituti normativi che regolano il rapporto di lavoro secondo il modello già delineato da illustri esponenti del mondo accademico come D’Antona e Dell’Aringa. Pertanto, la prossima trattativa per la regolamentazione dello Smart Working attraverso la contrattazione dovrà costituire il primo tassello della costruzione della nuova Pubblica Amministrazione”.

Secondo il sindacalista della Uilpa “nella Pubblica Amministrazione occorre investire per ottenere risultati concreti ed efficienti in termini di funzionalità anche con riferimento allo Smart Working, il quale necessita di dotazioni strumentali appropriate e di un’idonea formazione, tanto per gli operatori quanto per i dirigenti, molti dei quali ancora devono riuscire a maturare la cultura della valutazione della prestazione lavorativa in relazione al conseguimento degli obiettivi”.

“E’ indispensabile che nelle varie amministrazioni pubbliche si prevedano percorsi condivisi di razionalizzazione organizzativa che consentano di individuare i settori nei quali è possibile utilizzare lo Smart Working, in particolare al fine di coniugare e conciliare le esigenze dei lavoratori con le proprie necessità personali e familiari. Attraverso la contrattazione è d’obbligo risolvere l’applicazione di tutti gli istituti giuridici tipici del rapporto di lavoro ed affrontare la questione del benessere psico-fisico del lavoratore, onde preservarlo da tutte le insidie che si celano nel caso di un utilizzo prolungato del lavoro agile, dovute in particolare all’isolamento dal contesto lavorativo ed alla prolungata permanenza tra le mura domestiche, troppo spesso non idonee ad ospitare un luogo di lavoro”, esplicita Turco, evidenziando a tal proposito come “vadano regolamentati in via prioritaria il diritto alla disconnessione e la tutela della pari opportunità rispetto ai percorsi di carriera, salvaguardando i lavoratori più fragili”.

“Investimenti e contrattazione costituiscono dunque il pilastro su cui costruire la Pubblica Amministrazione del futuro, la vera innovazione può partire solo da qui”, conclude Turco.

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