Strage di Bologna, i documenti riservati di Licio Gelli

Strage di Bologna, ecco gli appunti “riservatissimi” dell’allora capo della polizia Vincenzo Parisi, trafugati dal Viminale e nascosti in un deposito clandestino, insieme a pezzi di ordigni esplosivi sottratti alle indagini sulle prime bombe nere, pubblicati da L’Espresso.

Quarant’anni dopo, le nuove indagini della procura generale di Bologna hanno identificato, per la prima volta, i presunti mandanti, finanziatori e organizzatori della più cruenta strage italiana in tempo di pace: Licio Gelli, morto nel 2015, già condannato per tutti i depistaggi successivi alla strage, il suo tesoriere e braccio destro Umberto Ortolani e il capo dell’Ufficio affari riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato.Al centro delle nuove accuse ci sono carte segrete del capo della P2, scritte di suo pugno, che erano state fatte sparire dagli atti del processo per la bancarotta dell’Ambrosiano e ora si possono finalmente rendere pubbliche.

I soldi sporchi di Gelli, cinque milioni di dollari rubati al Banco Ambrosiano e distribuiti nei giorni cruciali della strage. I conti esteri segreti della super-spia Federico Umberto D’Amato. Le manovre per far sparire i documenti che collegano il capo della P2 all’eccidio di Bologna. I legami inconfessabili tra i terroristi dei Nar e il killer fascio-mafioso Paolo Bellini. E i ricatti allo Stato.

Sono gli ultimi tasselli del mosaico criminale della strage di Bologna, il più grave attentato nella storia dell’Italia repubblicana. Questo primo documento è stato sequestrato al capo della P2 nel giorno del suo arresto in Svizzera, il 13 settembre 1982: c’è il numero di un conto di Ginevra, dove Gelli custodiva milioni di dollari sottratti al Banco Ambrosiano, preceduto da un’indicazione: Bologna. Questo “documento Bologna” era stato fatto sparire dagli atti giudiziari.