EDITORIALE MARZO 2020 | Di fronte a tanto dolore tutto passa in secondo piano

Carissimi tutti,
non posso nascondere di aver stentato a trovare le parole giuste per aprire questo numero di UILPA Magazine. Soprattutto perché parole giuste non esistono, esistono solo parole che in questi giorni non potrebbero mai esprimere quello che sento dentro di me.

È un grande dolore quello che sento, qualsiasi aspetto della vita io possa prendere in considerazione avverto dolore.

C’è una grande sofferenza per la perdita di tante vite umane, migliaia ormai, una strage, un eccidio che lascia senza respiro. Vite umane, tutte preziose che, senza il Covid-19, sarebbero evolute in altro modo, dando ancora la possibilità di esistere anche a chi era avanti con gli anni o soffriva di altre patologie. Queste precisazioni, fatte costantemente in occasione dei molteplici aggiornamenti sul numero delle vittime, sono arrivato ad odiarle. La vita umana non ha prezzo, in qualsiasi condizione ci si trovi. Invece, queste vite sono state trasformate in numeri, in salme da seppellire senza neanche aver avuto l’ultimo saluto dei propri cari, senza alcuna cerimonia funebre, religiosa o laica che sia.

Di fronte a tanto dolore passa tutto in secondo piano. Tuttavia, dobbiamo combattere lo scoramento e farci forza, dobbiamo guardare con speranza al futuro, lo dobbiamo fare per i nostri figli e per tutti coloro che ci hanno lasciato in modo così doloroso e non di rado prematuramente.

Tra loro sono compresi anche molti lavoratori del Pubblico Impiego, molti nostri iscritti alla Uil Pubblica Amministrazione. Lavoratori colpiti da questo virus maledetto non solo per fatale casualità ma perché rimasti a svolgere il proprio lavoro negli uffici, nonostante già dall’inizio fossero partiti dalla Funzione Pubblica gli input per agevolare il lavoro agile.

Quegli input di fine febbraio sono poi diventate vere e proprie previsioni normative che hanno riconosciuto – per tutta la durata dell’emergenza epidemiologica – lo Smart Working come modalità ordinaria di lavoro. Il ritardo con il quale molte amministrazioni si sono adeguate, il fatto di aver ritenuto indifferibili attività che non lo erano o ancora di aver ignorato la possibilità di svolgere le stesse, ove possibile, da ‘remoto’, hanno dato al virus la possibile di colpire, di contagiare dipendenti in servizio, anche a contatto con l’utenza. Così come sono stati contagiati Vigili del Fuoco, agenti di Polizia Penitenziaria, insomma lavoratori che proprio per la tipologia di lavoro svolto non potevano certo essere in Smart Working ma che non sono stati muniti per tempo neanche di tutti gli strumenti di protezione necessari.

Nel corso di questo lungo e sofferto mese di marzo ci sono stati ripetuti interventi da parte del Ministro della Pubblica Amministrazione che ha fatto in modo e maniera che negli uffici si recassero, con il criterio della rotazione, soltanto i dipendenti addetti a servizi non differibili che richiedono comunque la presenza fisica. A fine mese l’80% dei dipendenti delle Amministrazioni Centrali è in Smart Working.

Ma, come Uilpa, abbiamo dovuto combattere tanto e con la confederazione accanto abbiamo intrapreso una dura battaglia affinché in tutte le Amministrazioni fosse fatto ciò che era stato richiesto dalle misure per la prevenzione e per il contenimento del contagio da Covid-19.

In troppe realtà, la Dirigenza pubblica ha dato prova di non voler assumersi delle responsabilità e di non essere all’altezza di cimentarsi repentinamente con un cambiamento che richiede modifiche all’organizzazione del lavoro, che presuppone scelte e decisioni anch’esse ‘smart’ e soprattutto un approccio culturale diverso. Lo Smart Working si caratterizza per la flessibilità della prestazione lavorativa e soprattutto per la valutazione della produttività che deve essere posta in correlazione al conseguimento degli obiettivi assegnati dal dirigente e quindi non alla presenza.

Nel settore pubblico distinguere la prestazione lavorativa dalla mera presenza fisica e dalla timbratura di un cartellino costituisce ancora un’utopia, a base della quale c’è un atteggiamento di diffidenza del superiore gerarchico rispetto al suo sottoposto probabilmente perché si pensa che sul lavoro svolto in presenza sia più facile esercitare il controllo e soprattutto perché individuare ed assegnare un obiettivo appare ai più piuttosto complicato, nonostante si presuppone che chi lo dovrebbe fare abbia le adeguate competenze per farlo.

Nonostante lo Smart Working sia decollato con urgenza atomica per salvaguardare la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini, i lavoratori hanno ben risposto e stanno mandando avanti le attività della Pubblica Amministrazione, dimostrando di essere pronti ad approcci culturali e a modalità diverse di lavorare.

Allora cogliamo l’auspicio del Ministro della Pubblica Amministrazione che, proprio sulla base dei risultati di questa sperimentazione forzata, ritiene che in futuro la percentuale di Smark Workers possa attestarsi intorno al 30/40 per cento della platea dei lavoratori.

Siamo pronti ad offrire tutta la nostra collaborazione affinché ciò possa diventare una realtà. Significherebbe implementare anche il discorso della conciliazione vita personale/familiare e vita lavorativa nonché contribuire a migliorare la qualità di vita e dell’aria delle grandi città, riducendo la mobilità e decongestionando il traffico.

Si tratta di una nuova sfida per il futuro. Nel frattempo dobbiamo continuare a vigilare sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori sino a cessata emergenza e soprattutto dobbiamo dare il nostro contributo per uscire dall’emergenza il più presto possibile rispettando le regole e non compiendo leggerezze di alcun genere.

#restiamoacasa

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