EDITORIALE MAGGIO 2020 | In questo periodo nefasto ripartiamo da tre date simbolo della nostra storia

È passato anche maggio. Siamo giunti al temine del terzo mese di inquietudine, di preoccupazione, di apprensione per il futuro nostro, dei nostri figli e del Paese tutto.

Dal 18 maggio siamo tornati in un clima di pseudo normalità, tutte le attività – tranne poche eccezioni – hanno potuto riaprire i battenti, ferma restando l’osservanza di tutti i protocolli di sicurezza messi a punto per ogni settore e di tutte le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale.

Purtroppo non tutti ce l’hanno fatta, sono molte le piccole imprese messe a terra dal fermo obbligato a causa dell’emergenza epidemiologica. Analogamente sono numerosi i lavoratori dipendenti rimasti senza occupazione a causa della chiusura delle imprese presso le quali lavoravano. Questa è una delle conseguenze più tragiche che il Coronavirus ci ha lasciato, proprio oggi 3 giugno – giorno in cui chiudiamo il numero di maggio di Uilpa Magazine – l’Istat ci dice che nei mesi di marzo e aprile l’emergenza Covid-19 ha determinato calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione. Ciò costituisce una grande ferita per il Paese, perché senza lavoro non c’è dignità.

Auspichiamo che gli sforzi messi in campo dal Governo con la fattiva collaborazione delle parti sociali siano in grado di risollevare le sorti di questo Paese, partendo appunto da interventi in grado sia di alleviare la sofferenza economica delle imprese sia di agire concretamente sul piano occupazionale. In questo momento noi siamo vicino a tutti i nostri amici della Uil che rappresentano categorie diverse del mondo del lavoro, che maggiormente stanno soffrendo gli effetti di tale situazione.

Nell’ultima fase di questo triste e lungo periodo, abbiamo celebrato la festa della liberazione, la festa del lavoro e proprio ieri – 2 giugno – quella della Repubblica, tre date simbolo della storia e della cultura democratica del nostro Paese.

Già, perché il 25 aprile, il 1° maggio ed il 2 giugno sono legati indissolubilmente da un filo comune che pervade i valori sui quali abbiamo eretto le fondamenta del nostro Stato avvolgendoli di un manto sacrale.

Nei giorni 2 e 3 giugno 1946 si svolsero il referendum che decretò la nascita della Repubblica italiana nonché le elezioni dei membri dell’Assemblea costituente, grazie ai quali alla fine del 1947 venne promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana.

Il 2 giugno 2020 non è stato soltanto il 74° anniversario della nascita della Repubblica ma qualcosa di molto più profondo, in quanto simbolo di speranza in una nuova e grande rinascita del Paese, che deve vedere interpreti tutti Noi, figli o nipoti dei protagonisti della ricostruzione post bellica, molti dei quali ci hanno lasciato proprio a causa del “mostro”.

NOI, però, abbiamo un valore in più, abbiamo quella Carta Costituzionale che proprio i nostri padri e i nostri nonni ci hanno lasciato come un’eredità da custodire e tramandare alle nuove generazioni.

Ove ce ne fosse stato ancora bisogno, la pandemia ha ribadito l’inviolabilità e l’intangibilità di quei valori sui quali si articola l’architettura socio-politica del nostro Paese. Valori che poggiano sui diritti! In primis il diritto alla salute che in questo momento di totale emergenza è stato tutelato e garantito in ogni modo, così come sono stati assicurati tutti i diritti fondamentali dei cittadini.

La Res Pubblica, quella che abbiamo celebrato ieri, non a caso significa letteralmente “cosa pubblica” e di fatto si identifica con lo Stato, con l’insieme dei diritti e degli interessi della collettività.

Emblematica, anche per essere stata scritta nel I secolo a.C., è la definizione che ne dette Cicerone nell’opera De re pubblica “La res publica è cosa del popolo; e il popolo non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e per la tutela del proprio interesse”.

I diritti e le tutele dei nostri tempi, cui i Padri Costituenti hanno conferito valore primario, sono quelli che quotidianamente vengono assicurati dalla Pubblica Amministrazione, che proprio in questo tragico momento ha costituito il punto di riferimento per tutta la collettività e l’eccellenza di cui hanno parlato tutti.

Tuttavia, è stato sufficiente che l’emergenza epidemiologica iniziasse a tornare gestibile che subito è ricominciato il solito refrain della Pubblica Amministrazione costosa e inutile e dei pubblici dipendenti privilegiati e scansafatiche. E’ ripreso il solito gioco, quello manovrato dai chi ha interesse a smantellare il sistema pubblico per imporre a cittadini i costi di una insensata privatizzazione, solo uno sporco inganno ordito grazie alla connivenza di certa parte dell’Informazione.

Siamo nuovamente pronti a far fronte a questa rediviva barbarie, è nostro dovere impiegare ogni mezzo per non consentire agli organi di informazione e tanto meno a certa politica di operare in tal senso.

Combattere questo coacervo di fandonie e di imposture per raggirare l’opinione pubblica significa opporsi ed osteggiare un disegno perverso che ha l’unico scopo di destrutturare il servizio pubblico e di privare i cittadini dell’esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti! E’ una battaglia in cui ci siamo impegnati da tempo e che deve vederci tutti uniti, sempre.

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