EDITORIALE LUGLIO 2020 | Un Sistema Pubblico eccellente nell’emergenza, nonostante i pesanti tagli

Nel corso di tutta l’emergenza epidemiologica, il sistema pubblico ha dimostrato di essere un’eccellenza, nonostante gli scellerati tagli subiti nel tempo e il continuo vituperio subìto dai lavoratori pubblici ai quali sono state gettate addosso palate di fango gratuito, complice soprattutto l’atteggiamento della Politica degli ultimi 15 anni, di qualsiasi colore.

Nonostante ciò, il sistema pubblico non è stato colto impreparato ed ha assicurato tutto l’indispensabile in questi tragici mesi, ricevendo manifestazioni di consenso e riconoscimenti dall’intera collettività. Tutti i servizi pubblici sono stati garantiti, quelli essenziali e indifferibili resi in presenza e quelli invece erogabili da remoto, grazie ai quali è stato possibile limitare la presenza negli uffici oltre che garantire sicurezza a utenti e lavoratori.

Tuttavia, ancor prima di essere usciti dall’emergenza, ma solo in presenza di un miglioramento della situazione, il valore del “Pubblico” si avvertiva già come esaurito, per non parlare di oggi. Ora infatti che la situazione è nettamente migliorata ma che è comunque indispensabile mantenere comportamenti adeguati onde evitare ulteriori ondate di contagi e fermi economici che il Paese non è più in grado di sostenere, gli attacchi, le offese, le ingiurie sono ricominciati come se nulla fosse successo.

L’Informazione sta reiterando le solite campagne denigratorie, prestando troppo spesso il fianco a certa parte della politica e dell’imprenditoria malsana.

Si attacca il “Pubblico” perché non serve, perché è un costo. Si attaccano i dipendenti pubblici, tacciati di essere collocati in Smart Working a fare i “furbetti”, disconoscendo l’apporto che i dipendenti pubblici hanno sempre assicurato alla collettività anche nel pieno della pandemia, con riconoscimenti del valore e della professionalità degli operatori anche a livello istituzionale.

Molti, troppi, fingono di ignorare che il lavoro agile non è una prerogativa del mondo del lavoro pubblico e che esso viene utilizzato abbondantemente anche dal mondo del lavoro privato, soprattutto in questo periodo di emergenza.

Ma per il pubblico è una colpa. Perché? Perché deve essere così!

Da anni si persegue un fine diabolico, quello dello smantellamento della Pubblica Amministrazione a favore di privati, appollaiati come avvoltoi, pronti a spartirsi la torta!

Si è cercato in tutti i modi di distruggere il mondo dei servizi pubblici, attraverso tagli insensati di risorse economiche, di strutture, di strumenti e di personale per arrivare a dimostrare che il pubblico non funziona e che la colpa è dei lavoratori del Pubblico Impiego!

Per smantellare bisogna prima destrutturare e demonizzare, per tale motivo si sono chiusi uffici sul territorio, impedendo ai cittadini di accedere agevolmente ai servizi. Ma un ufficio pubblico non è un ufficio postale! Poste Italiane è una Società per Azioni e come tale persegue la logica del profitto. Quindi se non gli conviene tenere un ufficio aperto in un paesino abitato da poche anime lo chiude, la Pubblica Amministrazione no, perché persegue l’interesse pubblico e deve assicurare a tutti i cittadini l’esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti! Questa è la differenza tra Privato e Pubblico.

Quando cancelli un ufficio pubblico togli al cittadino la possibilità di usufruire di un servizio pubblico non privato! Quindi, chiudere un Ufficio significa tradire non i lavoratori pubblici bensì la cittadinanza. Chi ancora si ostina a portare avanti la tesi che lavoratori pubblici non lavorano non fa altro che continuare a ripetere quel racconto virtuale di una società irreale, che non esiste!

L’effetto della globalizzazione ha avuto conseguenze non soltanto sulle attività commerciali del Paese ma anche sulla sfera dei diritti e sul lavoro in generale. Noi non ci sentiamo più soltanto dei dipendenti pubblici, degli statali ministeriali, noi ci sentiamo dei lavoratori.

Se si lavora nell’ambito della Giustizia o della Previdenza o in quello del Fisco non si deve essere considerati dei privilegiati, noi semplicemente svolgiamo un lavoro che possiede determinate caratteristiche e che per tale motivo è normato da leggi specifiche. Questa è la realtà dei fatti e noi non possiamo più consentire ad alcuno di continuare a delegittimare il nostro lavoro e a buttarci fango addosso, soltanto perché qualcuno ha in mente di operare quell’opera di demonizzazione e poi di demolizione cui accennavamo prima.

Dobbiamo batterci per non essere più la merce marcia da mettere in vetrina sui media per aumentare l’audience o per compiacere a qualcuno, dobbiamo batterci affinché tutta la Politica cessi di infangarci.

Dobbiamo difendere il nostro VALORE!

» CLICCA E LEGGI IN PDF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *