EDITORIALE FEBBRAIO 2020 | Democrazia, se l’Italia perde 12 posizioni non può essere un caso…

Non è un caso che l’Italia abbia perso ben 12 posizioni nel Democracy Index, la classifica stilata ogni anno dal settimanale Economist che valuta il livello di democrazia nei Paesi del mondo. Secondo gli analisti il nostro Paese è sceso dal 21esimo al 33esimo posto in un anno, soffrendo nel 2018 gli effetti di una “disillusione” verso le istituzioni politiche che ha alimentato un sostegno crescente a uomini forti che bypassano le istituzioni. Per questo motivo, il voto complessivo dato all’Italia è sceso da 7,98 a 7,71 punti.

Meno fiducia nei partiti e nello stesso Parlamento hanno portato l’Italia verso un indice di democrazia inferiore, con diversi parametri indeboliti rispetto al 2017. Sono calati il livello di “cultura politica” e il parametro sui “diritti civili”; invariato quello sul “pluralismo” mentre è salito quello sulla “partecipazione politica”. Di certo hanno nettamente influito sulle risultanze le vicende politiche legate al precedente Governo ma non possiamo ignorare il fatto che neanche prima il nostro Paese fosse proprio ai primi posti di questa classifica.

Affinché il nostro Paese torni ad essere credibile è necessaria un’operazione restyling della classe politica, che presuppone tanto una “moralizzazione” quanto una selezione seria della classe politica.

Una classe politica degna di questo nome dovrebbe operare per il bene del Paese, per la corretta gestione della cosa pubblica e non per perseguire i propri interessi mentre nel recente passato, abbiamo assistito ad un susseguirsi di situazioni a dir poco imbarazzanti, nelle quali la politica è stata utilizzata per tornaconti del tutto personali.

Purtroppo, in questo Paese non paga chi copre i debiti delle banche, non paga chi copre gli sbagli, occultando le singole responsabilità personali, non pagano i grandi manager che, seppure sollevati dagli incarichi per incapacità, vengono sistematicamente ricollocati in posti non meno prestigiosi e di potere, ovviamente dopo essere stati lautamente ricompensati con liquidazioni d’oro. Insomma, tutto appare come una sorta di scacchiera sulla quale la politica muove a suo piacimento le sue pedine “inamovibili”.

Recentemente, è stato presentato il 32° Rapporto Italia da parte dell’Eurispes, con interessantissimi dati che riflettono la situazione del Paese. Ebbene, dati alla mano, si evince che mentre nel 2019 sono calati i consensi nei confronti di Governo e Parlamento e che nessuno dei tre poteri dello Stato è riuscito a conquistare presso i cittadini una fiducia che vada oltre il 50%, continua invece il trend positivo di crescita del tasso di fiducia dei cittadini per il Sindacato: si è passati dal 17,2 del 2012, il peggior dato dell’ultimo decennio, al 46,4% del 2019.

Un risultato importante che ci conforta circa l’efficacia della nostra azione sindacale, fondata esclusivamente sul merito delle nostre proposte e delle nostre rivendicazioni. Del resto, come Uil avevano già avuto modo di riscontrare un andamento positivo di crescita nei nostri confronti, grazie ad un aumento costante sia dei nostri iscritti sia del grado di rappresentatività correlata alle elezioni delle Rsu.

Questo è un dato importantissimo che deve stimolarci ancora di più e che ci dà la percezione di come non solo per i lavoratori ma anche per i cittadini siamo diventati un punto di riferimento. Siamo coloro che raccontano le scomode verità che la Politica tende ad occultare, siamo quelli che sollecitano le soluzioni e che molto spesso sono capaci di trovarle e di imporle grazie ad un patrimonio di competenze e di conoscenza delle dinamiche del mondo del lavoro, della società, dell’economia, eccetera eccetera, ed alla capacità di avere una visione d’insieme, che purtroppo mancano alla maggior parte della classe politica attuale.

Ricordiamo sempre che il presente è figlio del passato e che quindi il futuro è il frutto del passato e del presente.

Ciò significa che le scelte che si fanno oggi debbono essere oculate e ponderate perché influenzeranno inevitabilmente il futuro nostro, dei nostri figli e delle generazioni del domani. Stiamo parlando di ciò che in una sola parola possiamo definire lungimiranza, una dote di cui troppo spesso la politica mostra di essere carente assumendo decisioni che, seppure destinate a fronteggiare situazioni contingenti, sono destinate ad avere pesanti ripercussioni sul domani. Noi siamo fieri di aver sempre dimostrato di possederla.

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